Tutte le cose giungono al termine.

Eccomi qui, dopo più di due mesi di silenzio, a mettere un punto a quest'avventura del blog.
Ho preso questa decisione con un pò di delusione recondita; ho iniziato quest'avventura con una personalità, un pensiero, delle volontà e delle circostanze diverse da ora. Chiudo questo blog perché non trovo più la volontà in me di scrivere, di sciogliere il groviglio di pensieri e opinioni che ho in testa. Quello che però ho scoperto grazie a questo blog, è stato che la musica e il cinema sono parte integrante e nutrimento della mia esistenza. L'arte di osservare, di immergersi, di vivere esperienze altrui, di sentire emozioni che grazie alla settima arte diventano comuni, hanno nutrito questo blog per gli ultimi 6 anni. E' giunto però il momento di mettere un punto e di andare avanti e cercare la mia strada, che non si allontanerà molto da quest'esperienza.
Ringrazio chiunque mi abbia letto o si sia ritrovato nelle mie parole in questi anni, se ci sia stata qualche altra persona oltre i miei genitori!
Spero che in questo mondo, che ho scoperto più cattivo e minaccioso di quanto pensassi, io riesca a percorrere la strada della felicità. Spero me lo auguriate anche voi.
Grazie a chi mi vuole bene, anche io vene voglio.
Ciao!
Ott.

Downtown Abbey - The Movie

Chi non ha amato tutte e 6 le stagioni della famosissima serie tv britannica, andata in onda dal 2010 al 2015. La famiglia Grantham  i suoi intrighi e le sue ambientazioni ci sono entrate nel cuore. Tanti personaggi sono stati di passaggio e altri ci hanno lasciato. 
Il film si apre con le stesse sequenze della storica prima puntata che diede il via alle vicende della famiglia Crawley: non il presagio di una guerra (fortunatamente) me un telegramma della Royal House che comunica che il Re e la Regina d’Inghilterra soggiorneranno a Downton Abbey.
Si mettono così in moto moltissime sotto-trame, che in due ore si incastreranno perfettamente come ogni buon racconto corale che si rispetti. È nell’articolarsi dei punti di vista, nell’interazione dei personaggi del tutto fedele alla storia originale e nei dialoghi arguti, divertenti e sempre con uno stile ricercato, che ritroviamo le caratteristiche essenziali della forza del racconto di Downton.


Il film si snoda come una sorta di episodio lungo, dove il grande dispiego di mezzi e sopratutto di soldi a disposizione si nota nella quantità di scene corali e nella profondità spaziale delle inquadrature, che tuttavia non tradisce alcun carattere essenziale delle storyline e dei personaggi che abbiamo amato per sei stagioni. 
Su tutti emerge la monumentale Maggie Smith nei panni della Contessa Madre Lady Violet, ultimo elemento di un’aristocrazia al tramonto ma quanto mai lucida nella sua visione del presente, che mai come stavolta elargirà massime dall’irriverente ironia.


E' sì un film che resta fedele ai personaggi al punto da essere accolto dai fan vecchi e nuovi, ma è anche un film in cui non succede nulla di eclatante. Nulla che facesse tenere il fiato sospeso o provare forti emozioni.
C'è da dire che le emozioni del film provengono dalla gioia di ritrovare tutti quanti. Almeno per un paio d’ore. Un po’ come ritrovare vecchi vicini che si sono trasferiti qualche anno fa: i loro volti sono familiari e ci ricordiamo di tutte le loro abitudini, anche di quelle più fastidiose. La trama del film è splendida, non perché sia piena di sorprese, ma perché permette a ogni personaggio di fare ciò che ci aspettiamo esattamente da loro.
Concludo così, al prossimo post!
Ott.

Joker di Todd Philips: spaventosamente magistrale

Arthur Fleck, attore comico fallito ed ignorato dalla società, vaga per le strade di Gotham City iniziando una lenta e progressiva discesa negli abissi della follia, sino a divenire una delle peggiori menti criminali della storia. Questa la sinossi di "Joker" di Todd Phlips film acclamato da pubblico e critica, che si sta spianando la strada per gli Oscar un festival alla volta.


Sotto suggerimento di una mia amica, ho visto il film in lingua originale e devo dire che è stata un'ottima idea perché traspaiono molto di più le emozioni che Joaquin Phoenix ha voluto trasmetterci tramite il suo Joker e sopratutto l'iconica risata su cui Phoenix e Philips hanno lavorato per molto tempo durante la pre-produzione. Phoenix ha lavorato sull'aspetto sia esteriore che interiore del personaggio, e in una intervista che potete trovare qui , parla di Joker come uno di quei ruoli "che ti cambiano la vita".
Precisamente racconte che: "Ho avuto l'opportunità di mostrare la trasformazione di Arthur in Joker, e il linguaggio del corpo di Arthur è quello di qualcuno che è in difficoltà e si sente insicuro, mentre Joker è completamente a suo agio nella propria pelle. Ho pensato fosse molto importante mostrare questi due aspetti del personaggio."
Riguardo la creazione della risata di cui abbiamo parlato prima invece dice: "All'inizio siamo stati in difficoltà per diverse settimane: cercavamo di trovarla. Ero in questa bolla, seduto nel mio appartamento, leggevo la sceneggiatura, con Todd ci scambiavamo idee, ho tirato fuori dei riferimenti, delle persone che ho studiato, avevo questa idea ma, se devo essere sincero, a un certo punto, dopo un paio di settimane, pensavo non funzionasse. Quindi abbiamo radicalmente cambiato il modo di approcciarla: e questo è terrificante ma molto eccitante. (..) Questo personaggio ha continuato a rivelare aspetti di se stesso durante tutte le riprese, fino alla fine, in cui abbiamo scoperto cose di lui che non ci aspettavamo."


Le emozioni e le sensazioni che mi ha trasmesso questo film sono diverse e contrastanti, ma una è stata costante: la paura. Paura in tutte le sfumature: all'inizio abbiamo apprensione verso Arthur e abbiamo paura per le avversità che gli si possono presentare con la gente cattiva del mondo esterno, si informa lo spettatore da subito che Arthur soffre di una sorta di schizofrenia che lo porta ad avere una risata che racchiude tutte le mille emozioni che il disturbo gli impedisce di esprimere, ma che diverrà poi la caratteristica che lo contraddistingue.
Questo film ha una scena sublime, monumentale, straordinaria che penso rimarrà iconica nella storia del cinema, ed è la danza che Joker fa sulle scale, mentre è inseguito dai poliziotti, di liberazione. Libero di essere finalmente se stesso senza freni di alcun genere: libero di essere Joker.  Questa scena segna secondo me la vera e propria nascita di Joker dalle ceneri di Arthur: bruciato dalle sue paure, le sue incertezze e dalla società.
Concludo consigliandovi caldamente la visione ma essendo preparati ad atmosfere decisamente dark e a tratti splatter.
Vi abbraccio,
Ott

C'era Una Volta a ...Hollywood: Anni '70, Pitt & Di Caprio, Tarantino is back!


Quentin Tarantino, regista premio Oscar icona di follia geniale, torna sul grande schermo a 4 anni di distanza da "The Eighful Eight". Protagonisti Leonardo Di Caprio, Brad Pitt e Margot Robbie: la holy trinity di Hollywood. Tarantino ci riporta alla Los Angeles del 1969, anno di eventi straordinari come lo sbarco sulla luna, ma anche l'anno della follia della famiglia Manson che ha portato all'assassinio di Sharon Tate (Margot Robbie), che fa da sfondo alla linea narrativa principale del film, cioè quella tra Rick Dalton (Leonardo Di Caprio), attore televisivo di telefilm western in declino, e la sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt) che cercano di ottenere ingaggi e fortuna nell'industria cinematografica al tramonto dell'età dell'oro di Hollywood.
Per me è stato impressionante leggere del lavoro mastodontico che è stato fatto per quanto riguarda la scenografia, la ricostruzione degli ambienti. Tarantino ha voluto rimanere il più possibile realistico girando non in interno, ma nella città vera e propria, ricostruendo nei luoghi reali del film, le atmosfere di quegli anni. La struttura del film è particolare perché fino a 20/30 minuti dalla fine succede poco o niente e il ritmo è molto lento e scandito dalle afose giornate losangeline, poi come è solito di Tarantino succede l'inaspettato e si capovolge l'intera atmosfera tessuta per le prime 2 ore del film. Niente spoiler!
La scelta del cast è straordinaria, azzeccatissima, non solo la coppia principale ma anche i numerosi grandi nomi che piano piano si rivelano sullo schermo (Al Pacino, l'amato Luke Perry alla sua ultima apparizione, Margaret Qualley, Dakota Fanning e tanti altri). Essendo però così tanti i personaggi e di questo calibro, c'è da dire che non a tutti è stato dato il giusto spazio. A partire da Margot Robbie, che fornisce un'interpretazione molto sentita e studiata ma che ha veramente poche battute 
Un altro lato molto interessante e "azzardato" ma non troppo quando si parla di Tarantino, è l'alternarsi del bianco e nero, del colore, dei diversi tipi di pellicola usata, delle diverse palette di colori usate a seconda della scena, dell'emozione e degli anni in cui è ambientata.
Confrontandomi con altre persone che hanno visto questo film più esperte di Tarantino di quanto lo sia io, sono tutte d'accordo sul fatto che questo non sia il suo miglior film. Di opinioni ne ho sentite parecchie, la più popolare è che sia poco ambizioso, poiché l'idea di base della sceneggiatura del film è molto scarna.
La mia modesta opinione, per chiudere questa recensione, è che Tarantino abbia fatto un film esattamente nei suoi standard. Sicuramente l'idea di base del film è molto semplice, io avrei dato più spazio ad alcuni personaggi ma capisco anche la decisione del regista poiché sono talmente numerosi che sarebbe venuto un film lungo 30 ore. La cosa che mi è piaciuta più di tutti è sicuramente il finale, la scelta del cast e l'uso della pellicola originale degli anni '70.
Consiglio di vederlo a chi è munito di santa pazienza, poiché il film dura circa 2 ore e 40, e chi sa cosa aspettarsi da Tarantino.
Anche questa semi-recensione finisce qui,
Vi abbraccio!
Ott.

LIBERATO.

Inizio questa nuova sessione di recensioni con uno dei migliori album dell'ultimo anno (se non degli ultimi 10/15). Un ottimo lavoro di marketing e di costruzione dell'immagine dell'artista.
Liberato: l'eroe senza volto che ci libera dalle catene della musica cantautoriale tipica del bel paese e che riesce ad unire il Nord e il Sud Italia (come nessun politico è riuscito mai), amalgamando il dialetto Partenopeo con le musiche esterofile tipiche dell'oltreoceano, o comunque dei migliori produttori sul mercato mondiale. Un curioso ma geniale mix tra Indie/Neomelodico/Elettronica e tra la lingua Italiana/ Napoletana e Inglese.


Al primo ascolto dell'album, quello che colpisce è l'internazionalità delle basi musicali, anche perché i testi, essendo in dialetto, risultano difficili da comprendere.
Ciò che subito cattura l'interesse del fruitore è che non se ne conosce l'identità o il volto, e in una società costruita sui social network nei quali l'immagine e l'aspetto esteriore la fanno da padrona, è un azzardo non dare la possibilità idolatrare, di rispecchiarsi o di sviscerare un volto. 
Liberato è senza volto perché l'Artista si racconta tramite la sua musica, e non tramite il suo aspetto o da uno studio televisivo. Una visione un pò vintage, pur essendo un progetto artistico molto moderno e molto ambizioso. 
Una volta tradotti, i testi comunicano esattamente ciò che ci aspettiamo: Napoli e i suoi quartieri malfamati (ma non solo), scorribande, amori non corrisposti, brutti rapporti con le forze dell'ordine (che vanno tanto di moda decantare). 
Da orgoglioso Napoletano, Liberato si è auto-assegnato un onomastico, diciamo: il 9 Maggio. Questa è la data simbolo, canzone uscita però il 13 Febbraio 2017. Qui Liberato vede la sua bella passeggiare "'nzieme a 'n'ato" e ciò viene rappresentato nel video della canzone, che fa parte di una storia costruita tramite video musicali diretti e curati da Francesco Lettieri.
La canzone viene pubblicata su YouTube e ottiene subito un successo clamoroso e virale, tanto che solo 3 mesi dopo, proprio il 9 Maggio 2017, viene pubblicato "TU T'E SCURDAT' ''E ME" in cui Liberato sembra quasi accettare il fatto che la sua storia d'amore sia finita. Nel testo troviamo anche moltissime immagini che rimandano alla zona di Napoli e alla storia personale del cantante. Troviamo Mergellina, Procida, Nisida, Furcella, Marechiaro (nel quartiere Posillipo a Napoli), La Rosa (simbolo di un amore spinoso, che ferisce, ma anche protagonista della copertina dell'album): insomma Liberato ci propone un tour di immagini in uno dei luoghi più belli e suggestivi del mondo, la costiera Sorrentina e Amalfitana.
In occasione del giorno di San Gennaro il 19 settembre 2017, esce il video di "GAIOLA PORTAFORTUNA", dai ritmi più caraibici, che narra la realtà multietnica degli immigrati di Castel Volturno. Il 20 Gennaio 2018 invece, esce il video di ME STAJE APPENNENN' AMÃ’”, tramite il quale Liberato e Lettieri raccontano frammenti della comunità LGBT di Napoli. Il 2 maggio 2018 sono stati pubblicati i video di "INTOSTREET" e "JE TE VOGLIO BENE ASSAJE". I due video sono i sequel della storia d'amore narrata in "TU T'E SCURDAT' 'E ME", e presentano rispettivamente il punto di vista di lui, e il punto di vista di lei.

Dopo un anno pieno, Liberato si prende una pausa molto lunga, ma sapevamo tutti che nel SUO giorno si sarebbe fatto risentire. E infatti il 9 Maggio 2019 escono cinque nuovi video musicali (sempre sotto la direzione di Lettieri) che disegna una sorta di cortometraggio in musica stile Nouvelle Vague, molto ambizioso, molto ben strutturato e sopratutto che esprime perfettamente l'amore per un'atmosfera vintage. Il filo conduttore è il titolo "Capri Randez-Vouz", e ha come protagonisti Carmine (che ricorda vagamente un giovane Marcello Mastroianni), un ragazzo di Napoli, e Marie (che ricorda il fascino di Brigitte Bardot), un'attrice francese. 
I cinque video, con relative canzoni di accompagnamento (è giusto dire "di accompagnamento" perché questi video sono piccoli film, sono forzieri di arte), sono "GUAGLIÒ" (CAPRI RDV Ep.01), "OI MARÌ" (CAPRI RDV Ep.02), "NUNN'A VOGLIO 'NCUNTRÀ" (CAPRI RDV Ep.03), "TU ME FAJE ASCÌ PAZZ'" (CAPRI RDV Ep.04), "NIENTE" (CAPRI RDV Ep.05) che vengono inclusi nel primo omonimo album di LIBERATO, che comprende le canzoni pubblicate nei precedenti due anni.



Arrivo alla fine di questa prima recensione riprendendo un piccolo gioco che mi è sempre piaciuto fare: il top e flop di questo disco. Qui è più difficile del previsto, ogni canzone ha un aspetto che la rende splendida a suo modo. Ma se devo dire il mio personalissimo TOP DEL DISCO Ã¨ Oi Marì per una questione prettamente "di pancia". Mentre il FLOP DEL DISCO è senza dubbio la "alternative Version" di Gaiola Portafortuna in cui Liberato cala un pò di qualità e di voce.
Con questo vi saluto, alla prossima recensione!
Vi abbraccio,
Ott


Certi amori fanno dei giri immensi, e poi ritornano

Come cantava il mio concittadino Antonello Venditti: certi amori ritornano. Quindi eccomi qua. Non darò molte spiegazioni su questa assenza di più di 3 anni perché i motivi sarebbero troppi e noiosi. La cosa importante è che io sia qui, che sia una donna realizzata e che la mia vita ha subito molti cambiamenti: positivi e negativi.
Ho ancora tanta voglia di scrivere, di ascoltare e di vedere cose nuove. In effetti sono così tante che non so da dove cominciare per un post di ritorno.
Siamo a Settembre e questo è un mese sempre molto importante, non solo perché c'è il mio compleanno, ma perché Settembre è sempre stato (un pò per tutti) un mese di progetti e di spinta creativa notevole. Ho sempre quel quadernino di cui parlavo qualche post fa, dove sono racchiuse le mie idee e i miei progetti: alcune sono state realizzate e altre richiedono più tempo, ma arriveranno. All'alba dei 25 anni ho capito che, pur essendo noi la generazione del 'tutto e subito' , per alcune cose è necessario avere pazienza anche quando l'entusiasmo si mette in mezzo.
Voglio cominciare con una classifica, per capire che tipo sono, sulle 10 canzoni della mia vita. Invito anche i miei lettori a scriverla qui nei commenti perché sono molto curiosa e perché magari posso trovare ispirazione:

LE 10 CANZONI DELLA MIA VITA:

1. Cara - Lucio Dalla
2. Una Carezza in un Pugno - Adriano Celentano
3. Senza Fine - Gino Paoli
4. For Once in My Life - Stevie Wonder
5. Una Come Te - Cesare Cremonini
7. Catch & Release (Deepend Remix)- Matt Simons
8. Mystery of Love - Sufjian Stevens
9. Self Care - Mac Miller
10. Piccola Stella Senza Cielo - Ligabue

Tranne le prime tre posizioni, sono tutte in ordine casuale perché non sono in grado di classificarle poiché ognuna è legata ad un ricordo: una vacanza, un amore andato bene o male, un amore platonico tanto desiderato, un film, un libro, una persona; insomma comunque importante perché ogni esperienza può insegnarci qualcosa.

Vi abbraccio immensamente,
Ott.

IT'S NO GAME!


IT’S NO GAME.
1975 - 1980: Cinque anni nella vita di David bowie
A cura di: Maurizio Principato




Nella splendida cornice e da me tanto amata del teatro Franco Parenti di Milano, precisamente nella sala AcomeA, Lunedì 25 Gennaio è andato in scena “It’s No Game” un racconto fatto di video e di ricordi a cura di un’ammaliante Maurizio Principato, che è riuscito a trasportare tutta la sala nel quinquennio protagonista. Nel 1975 Bowie era una rockstar all’apice del successo: la critica lo incensava e una folla sterminata lo osannava. “It’s No Game” racconta la storia del Duca Bianco partendo da Los Angeles, poi Parigi e infine affronta il suo periodo Berlinese.
David Bowie muore la notte del 10 Gennaio 2016 lasciando un vuoto incolmabile non solo nel mondo della musica, ma anche e sopratutto nei cuori e negli animi dei suoi fan che, grazie a lui, si sono sempre sentiti ispirati e hanno appreso il coraggio di essere se stessi. Bowie ha sempre fatto di questo concetto la sua bandiera, sin dai primi personaggi da lui creati e impersonificati quali ad esempio Ziggy Stardust, Halloween Jack, the Actor e il più celeberrimo Thin White Duke.
Si inizia con un filmato del 1975, quando Bowie migrò a Los Angeles. Qui, l’abuso di cocaina lo rese paranoico e anoressico, e ne arrestò la creatività. «In quel periodo sembravo appena uscito dalla tomba» dirà lui stesso in seguito. Nel filmato si vede Bowie, in macchina, che beve da un cartone di latte in cui dice: «Mi sento come una mosca che galleggia nel latte. Sono un corpo estraneo che assorbe ogni cosa>>.
Bowie si prestò anche ad attore nel cinema grazie al regista Nicolas Roeg che lo scelse per interpretare il ruolo dell’alieno umanoide Thomas Jerome Newton in "L’uomo che cadde sulla Terra” (si dice che da questo film prese ispirazione per il personaggio di Major Tom) e questa fu un po’ la sua “chance di redenzione” dal buco nero della droga in cui era finito.
Dopo quell’esperienza, Bowie si trasferì a Berlino dove, lontano dal mondo e
dalle mode, trovò la strada che stava cercando.  La leggendaria "Trilogia Berlinese” (gli album Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979) ) mise tutto in discussione e rinnovò drasticamente i canoni del pop rock, offrendo ispirazione a un’intera generazione di musicisti. Con Scary Monsters (1980) Bowie diede trionfalmente inizio agli anni ’80.

Essendo molto appassionata di musica, questi spettacoli sono sempre per me molto interessanti e Maurizio Principato è stato decisamente bravo a raccontare il personaggio di Bowie, descrivendolo come 'Cantante, musicista, compositore, produttore, interprete, attore, ballerino dedito costantemente alla ricerca.’
Mi ha ispirato ad appassionarmi di un artista lontano temporalmente dalla mia generazione ma molto vicino a me come personaggio e interprete. Ho scoperto una personalità fiammeggiante, un carattere imprevedibile, ma sopratutto una vena creativa inesauribile: David Bowie era unico, così come lo era la sua voce e i suoi show.